Berlusconi: «Nessuno dispone
di "armi di ricatto" nei miei confronti»
Il premier: «Non mi sono mai lasciato ricattare,
nè ho tenuto comportamenti tali da farmi ricattare»
ROMA - Le relazioni con le escort, la riforma della giustizia e il Lodo Mondadori. Sono gli altri due temi affrontati dal premier con Bruno Vespa e contenuti nel libro del conduttore televisivo "Donne di cuori" (in uscita venerdì).
NE' RICATTATO NE' RICATTABILE - «Nessuno dispone di "armi di ricatto" nei miei confronti» risponde Berlusconi nel libro a una delle domande che gli sono state poste più frequentemente negli ultimi mesi.
«MAI LASCIATO RICATTARE» - «La risposta - dice il presidente del Consiglio - vale per oggi come per il passato, in quanto io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, nè mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare. Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che secondo il giudizio mio e dei miei legali si configuravano come ricattatorie (vedi il caso Zappadu, quello relativo alle foto scattate dal fotografo a Villa Certosa), mi sono immediatamente rivolto all'autorità giudiziaria».
GIUSTIZIA - Nel libro Berlusconi parla anche della riforma della giustizia. «Si tratta di istituire due ordini distinti tra loro per gli avvocati dell'accusa e per i magistrati giudicanti, con due distinti Consigli Superiori, ovviamente mantenendo l'indipendenza della magistratura» sottolinea il premier. Vespa chiede se sia prevista anche una modifica del sistema elettorale del Csm che depotenzi le correnti. «È del tutto evidente - risponde il presidente del Consiglio - che in un sistema basato sulla separazione degli ordini tra giudici e avvocati dell'accusa non avrebbe alcun senso un Csm come quello che esiste oggi». Pensa che la riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura avverrà prima delle elezioni dell'anno prossimo per il rinnovo del Csm?, chiede Vespa: «Sì, spero proprio di sì», risponde Berlusconi.
LODO MONDADORI - Poi il premier ha affrontato il tema del Lodo Mondadori che a suo dire: «Mi fu imposto da Andreotti e Craxi». Il premier contesta la sentenza civile di primo grado che impone alla Fininvest di pagare alla Cir 750 milioni per il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria. «È un'ipotesi così assurda che non riesco a prenderla in considerazione. Lei pensi che ai prezzi di borsa del 21 ottobre 2009, tutta la partecipazione Fininvest in Mondadori vale 432,8 milioni» risponde a Vespa che gli chiede quali conseguenze ci sarebbero sulle sue aziende se la Corte d'Appello di Milano dovesse confermare il risarcimento di 750 milioni di euro alla Cir deciso dal Tribunale. «La verità - aggiunge il premier - è che con il Lodo di Ciarrapico io dovetti subire un'imposizione politica da parte dei due più importanti leader del tempo (Craxi e Andreotti). Mi dissero: hai tre reti televisive, non puoi mantenere anche la proprietà di Repubblica, dell'Espresso e dei 18 giornali locali. Devi scegliere. Fui costretto ad adeguarmi e scelsi naturalmente le televisioni». «Quindi "obtorto, anzi obtortissimo collo" - afferma Berlusconi - fui costretto a subire quella transazione nella quale De Benedetti si prese tutto ciò che era politicamente influente ed economicamente più redditizio. A noi restarono i libri e le riviste della Mondadori del tutto ininfluenti sul piano politico». «Gli uomini della Cir - conclude il premier - si alzarono dal tavolo facendo salti di gioia. Io faticai ad alzarmi perchè ero sconfortato, deluso, abbattuto. Mi sentivo come uno che aveva subito una intollerabile estorsione».
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